2019 – L’esperienza dello psicodramma riportato da una studentessa di Scienze e Tecniche Psicologiche UNIPA

La mia decisione di partecipare attivamente a questo laboratorio è scaturita da un istinto di curiosità e attrazione che mi spinge sempre a voler sapere di più quando si parla di psicodramma; la mia presenza, infatti, non era determinante per me a fini accademici perché il laboratorio non avrebbe costituito crediti formativi o votazione, ma ho deciso di partecipare lo stesso previa autorizzazione della Dott.ssa Inzerillo. Avevo già sperimentato un assaggio di psicodramma grazie al laboratorio di psicodinamica del sogno tenutosi al terzo anno del corso di laurea triennale in Scienze e tecniche psicologiche dalla prof.ssa Antida Piazza e per me ha costituita una vera e propria esperienza di vita, ancora ne conservo un ricordo molto intenso ed emozionante perché mi ha permesso di scoprire parti nascoste di me e di conoscere colleghi con cui successivamente si è instaurato un bellissimo rapporto di amicizia. Forte della mia precedente esperienza ho deciso, quindi, di imbarcarmi in quest’altra breve avventura che ha di gran lunga superato le mie ottime prospettive.

Il laboratorio si è svolto per 4 incontri nell’arco di un mese, 5 ore per ogni incontro, per un totale di 20 ore; il primo incontro è stato condotto nel Dipartimento di Scienze Psicologiche, Pedagogiche e della Formazione, i restanti 3 incontri sono stati condotti nel reparto di Geriatria del Policlinico. Il numero di partecipanti era diverso per ogni incontro a causa di assenze ma il nucleo di studenti che hanno partecipato attivamente e costantemente è stato capace di costruire un setting in cui la parola d’ordine era “fiducia”. Fin da subito, infatti, ho sentito la possibilità di potermi aprire il gruppo con la massima sincerità senza limiti o restrizioni, senza la paura di essere giudicata o fraintesa, cosa che non è scontata quando si parla di setting gruppali all’interno del contesto universitario in cui spesso purtroppo si è influenzati dalla figura del conduttore che nella maggior parte dei casi è un professore da cui si verrà poi valutati. Anche la mia apertura nei confronti della conduttrice, la dott.ssa Inzerillo, è stata immediata e sincera perché ho sentito fin da subito la passione che mette ogni giorno nel suo lavoro e l’interesse a prendersi cura e non abbandonare nessuno dei partecipanti, a restituire qualcosa sempre a ciascuno di noi, nei tempi e nelle modalità giuste.

Ho intuito la potenza emozionale che il gruppo avrebbe creato già dal primo incontro quando abbiamo messo sulla scena un momento molto importante nella vita di una partecipante al gruppo: subito sono venuti fuori sentimenti ed emozioni inaspettati che hanno unito il gruppo in un momento così importante come la decisione di dare la vita a un bambino. Il secondo e il terzo incontro sono stati ugualmente intensi e carichi di significati grazie al fatto che mi sono trovata a dover interpretare il personaggio di una storia e ho potuto sentire davvero l’importanza del ruolo che mi era stato assegnato. Ma quello che per me ha significato di più è stato il quarto ed ultimo incontro, in cui ho messo in scena, grazie all’aiuto della dott.ssa Inzerillo e dei partecipanti, uno spaccato di vita personale che ha costituito un punto di rottura nel mio percorso, un momento che ha aperto davanti a me un bivio e che, probabilmente, è stato il punto di inizio della mia (da principio inconsapevole) scelta di intraprendere questo corso di laurea. Nell’ultimo incontro abbiamo anche partecipato a delle attività di psicodramma musicale che la dott.ssa Inzerillo propone ogni giorno nel reparto di geriatria ai suoi pazienti ed è stata una nuova, difficile e bellissima esperienza.

Mi ritengo fortunata per aver avuto la possibilità di partecipare a questo bellissimo laboratorio che ho intenzione di rifare l’anno prossimo e trovo che sia una bella iniziativa da portare avanti nel corso di studi; la possibilità di apprendere praticamente e non solo teoricamente è sempre una buona cosa e ogni studente dovrebbe concedersi la possibilità di sperimentare esperienze nuove di questo tipo, di lasciarsi andare e ascoltare se stessi invece di concentrarsi esclusivamente su libri e voti.